4 Dicembre 2021
Mattarella a Torino: l’impossibile è possibile se c’è fiducia

Mattarella a Torino: l’impossibile è possibile se c’è fiducia

Intanto i lavoratori dell’Embraco scrivono al Capo dello Stato: “Siamo 391 famiglie disperate. Sopravviviamo con le poche risorse della cassa integrazione. Chiediamo di tornare a lavorare”

Un nuovo palazzetto dello sport in un ex luogo di degrado e abbandono a Torino. Il PalaSermig, legato al Sermig, il servizio missionario giovanile nell’Arsenale della pace, è stato inaugurato oggi alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 “Questa realizzazione dimostra che le cose che appaiono impossibili sono in realtà possibili – ha detto Mattarella durante l’inaugurazione -. Purché ci sia iniziativa, fiducia, affidamento alla solidarietà”.

“Questa è una iniziativa che vale per chi la frequenterà potendo, grazie ai volontari, fare sport in maniera aperta e serena, crescendo nella capacità di fare squadra, di competere con gli altri, malo è anche come punto di coesione per chi vive qui intorno. È esempio di come si vive insieme, di come si è comunità”. 

“È emozionante vedere come era questo posto e come è diventato. Dà l’idea di quanto sia facile per il Sermig realizzare i sogni impossibili”, ha detto Mattarella complimentandosi con i ragazzi che si sono esibiti in dimostrazioni sportive, tra cui atleti delle bocce paralimpiche.

“Complimenti per i caldi di rigore, per la schiacciata (a canestro, ndr), per le bocce”. Il Capo dello Stato ha mandato un messaggio ai volontari: “La loro opera è preziosa, sono generosi e sono convinto che quando svolgono la loro attività danno molto e ricevono molto”.   

Riferendosi alle scarpe sportive che gli sono state donate, Mattarella ha ricordato “c’è un bellissimo film sul mettersi nelle scarpe altrui, è un modo di dire come mettersi nei panni degli altri, ma in realtà sono i panni propri, la sorte degli altri è anche la nostra”.

Intanto i lavoratori dell’Embraco scrivono al Capo dello Stato: “Siamo 391 famiglie disperate. Sopravviviamo con le poche risorse della cassa integrazione. Chiediamo di tornare a lavorare”.